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La fase uno, iniziata prima della metà di Marzo, è durata circa 54 giorni ossia più di 1320 ore.

Una mattina ci siamo svegliati, una telefonata via skype e la nostra giornata lavorativa si è trasformata. Anche se già da fine febbraio alcuni di noi stavano lavorando da casa per via delle scuole chiuse.
Sveglia alla solita ora ma diverso ufficio, diversa postazione di lavoro, in una sola notte la grande scrivania dell’ufficio si è diventata in un tavolo del salotto, nella scrivania di casa, nel divano. Questo nuovo ufficio alcuni di noi lo hanno vissuto da soli, altri con il proprio fidanzato, o una banda scalmanata di bambini.

Il nostro lavoro è improvvisamente diventato uno smart working.

Ed ecco che ci siamo trovati a convertire in digitale tutte le nostre abitudini da ufficio che andavano dal controllare dal vivo una bozza alla pausa caffè, ora diventata la foto della tazzina accanto al pc condivisa tra colleghi in una chat di gruppo oberata di messaggi vari, tra richieste di preventivo e video di clienti.

In poco tempo quegli strumenti digitali che fino a quel momento avevamo utilizzato insieme alla comunicazione verbale diretta, si sono rivelati fondamentali. Strumenti fortunatamente già conosciuti, che ora sono diventati indispensabili per gestire la nostra comunicazione interna.

I programmi di comunicazione condivisa hanno sostituito il: “Guarda qui, ho scritto l’articolo per Aster, che ne pensi?” facendolo diventare un : “Hai visto la nuova scheda in bacheca? Chi aggiungiamo alla chat Ferfrigor?” Poi c’è la grande sfida di Conta-Accessi, che si è aggiunta ai lavori ordinari. Il servizio di contapersone per gli eventi che si è trasformato per venire incontro alle esigenze dettate dal Covid-19. Uno dei nostri progetti che ci sta dando molte soddisfazioni con la sua vendita al comune di Bari con l’ausilio della protezione civile e dei carabinieri.